Pull my Daisy (1959)

Not so long ago I found thanks to Daily Kerouac the film “Pull my Daisy” by Robert Frank and Alfred Leslie, which was adapted from the third act of Kerouac’s play Beat Generation. It has been the first time in which I could have seen the Beat Generation “live”, in movement. Thanks to the short film I saw how the guys from the Beat looked like, how they used to move, to think, to act, to speak, everything! In it you can see all the « fabulous yellow roman candles exploding like spiders across the stars», literally. Without doubts, it’s very touching, and for a moment I was yelling at the stars with Jack and the others, drinking an economic but tasting bottle of red wine.

Hints of delirium tremens

Hints of delirium tremens, from the novel “Big Sur“, by J. Kerouac

All that night by lamplight we sing and yell songs which is okay but in the morning the bottle is gone and I wake up with the “final horrors” again, precisely the way I woke up in the Frisco skidrow room before escaping down here, it’s all caught up with me again, I can hear myself again whining “Why does God torture me? ” — But anybody who’s never had delirium tremens even in their early stages may not understand that it’s not so much a physical pain but a mental anguish indescribable to those ignorant people who don’t drink and accuse drinkers of irresponsibility — The mental anguish is so intense that you feel you have betrayed your very birth, the efforts nay the birth pangs of your mother when she bore you and delivered you to the world, you’ve betrayed every effort your father ever made to feed you and raise you and make you strong and my God even educate you for “life’, you feel a guilt so deep you identify yourself with the devil and God seems far away abandoning you to your sick silliness — You feel sick in the greatest sense of the word, breathing without believing in it, sicksicksick, your soul groans, you look at your helpless hands as tho they were on fire and you cant move to help, you look at the world with dead eyes, there’s on your face an expression of incalculable repining like a constipated angel on a cloud.

Accenni di delirium tremens, dal romanzo “Big Sur“, di J. Kerouac

Per tutta la notte cantiamo e urliamo canzoni alla luce della torcia il che va benissimo ma al mattino la bottiglia è vuota e mi sveglio di nuovo con gli “orrori finali”, esattamente come mi ero svegliato in quella miserabile stanzetta a Frisco prima di fuggire quaggiù, di nuovo tutto mi crolla addosso e sento la mia voce per l’ennesima volta piagnucolare: «Perché Dio mi tortura?» – Ma chi non abbia mai avuto il delirium tremens anche solo allo stadio inizialenon capirà forse che si tratta non tanto di un dolore fisico quanto di un’angoscia mentale che non si può descrivere a quegli ignoranti che non bevono e che accusano i bevitori di essere irresponsabili – L’angoscia mentale è così intensa che senti di aver tradito la tua stessa nascita, le fatiche o meglio le doglie di tua madre che ti ha portato in grembo e messo al mondo, hai tradito tutti gli sforzi che ha fatto tuo padre per nutrirti e crescerti e renderti forte e buon Dio anche per educarti alla “vita”, provi un senso di colpa così profondo da identificarti col diavolo e intanto pare che Dio sia lontanissimo e ti abbia abbandonato alla tua malata stupidità – Ti senti male nel senso più ampio del termine, respirando senza crederci, malemalemale, l’anima rantola, ti guardi le mani inermi come se fossero in fiamme e non riesci a muoverti, guardi il mondo con occhi spenti, sulla faccia un’espressione di incalcolabile sofferenza come un angelo stitico su una tavola.

What afflicts me mostly

«[...] Getting drunk is not the only thing which afflicts me, there’s more. I am one who loves, but I haven’t found yet the thing to love.»

«[...] Bere non è l’unica cosa mi affligge, c’è dell’altro. Io sono uno che ama e non ha trovato la cosa da amare.»

Vinicio Capossela, from the docu-film “La faccia della terra” by Gianfranco Firriolo

77. No attachment to dust

Zengetsu, a Chinese master of the T’ang dynasty, wrote the following advice for his pupils:

Living in the world yet not forming attachments to the dust of the world is the way of a true Zen student. When witnessing the good action of another encourage yourself to follow his example. Hearing of the mistaken action of another, advise yourself not to emulate it. Even though alone in a dark room, be as if you were facing a noble guest. Express your feelings, but become no more expressive than your true nature. Poverty is your treasure. Never exchange it for an easy life. A person may appear a fool and yet not be one. He may only be guarding his wisdom carefully. Virtues are the fruit of self-discipline and do not drop from heaven of themselves as does rain or snow. Modesty is the foundation of all virtues. Let your neighbors discover you before you make yourself known to them. A noble heart never forces itself forward. Its words are as rare gems, seldom displayed and of great value. To a sincere student, every day is a fortunate day. Time passes but he never lags behind. Neither glory nor shame can move him. Censure yourself, never another. Do not discuss right and wrong. Some things, though right, were considered wrong for generations. Since the value of righteousness may be recognized after centuries, there is no need to crave immediate appreciation. Live with cause and leave results to the great law of the universe. Pass each day in peaceful contemplation.

from 101 Zen stories edited by Nyogen Senzaki and Paul Reps

Zengetsu, un maestro cinese della dinastia T’ang, scrisse per i suoi allievi i seguenti consigli:

Vivere nel mondo e tuttavia non stringere legami con la polvere del mondo è la linea di condotta di un vero studente di Zen. Quando assisti alla buona azione di un altro, esortati a seguire il buon esempio. Nell’avere notizia dell’errore di un altro, raccomandati di non imitarlo. Anche da solo in una stanza buia comportati come se avessi di fronte un nobile ospite. Esprimi i tuoi sentimenti, ma non diventare più espansivo di quanto la tua vera natura ti detti. La povertà è il tuo tesoro, non barattarla mai con una vita agiata. Una persona può sembrare sciocca e tuttavia non esserlo. Può darsi che stia solo proteggendo con cura il suo discernimento. Le virtù sono i frutti dell’autodisciplina e non cadono dal cielo da sole come la pioggia o la neve. La modestia è il fondamento di tutte le virtù. Lascia che i tuoi vicini ti scoprano prima che tu ti sia rivelato. Un cuore nobile non si mette mai in mostra. Le sue parole sono come gemme preziose, sfoggiate raramente e di grande valore. Per uno studente sincero, ogni giorno è un giorno fortunato. Il tempo passa ma lui non resta mai indietro. Nè la gloria né l’infamia possono commuoverlo. Critica te stesso, non criticare mai gli altri. Non discutere di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato. Alcune cose, benché giuste, furono considerate sbagliate per intere generazioni. Poiché è possibile che il valore del giusto sia riconosciuto dopo molti secoli, non c’è alcun bisogno di pretendere un riconoscimento immediato. Vivi con un fine e lascia i risultati alla grande legge dell’universo. Trascorri ogni giorno in serena contemplazione.

da 101 storie Zen a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps

We live, as we dream – alone.

«No, it is impossible; it is impossible to convey the life-sensation of any given epoch of one’s existence – that which makes its truth, its meaning – its subtle and penetrating essence. It is impossible. We live, as we dream – alone.»

«No, è impossibile, impossibile comunicare ad altri la sensazione viva di un momento qualsiasi della nostra esistenza, quel che ne costituisce la verità, il significato; la sua sottile e penetrante essenza. È impossibile. Si vive come si sogna: perfettamente soli.»

Joseph Conrad, from Heart of Darkness and the Congo Diary